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Quali tecnologie cambieranno il mondo? Lo illustra una "speciale" tavola periodica

By 7 agosto 2018 No Comments

Quali sono le tecnologie che cambieranno il mondo? Per rispondere a questa domanda da un milione di dollari (o, probabilmente, ben di più), l’Imperial College di Londra ha istituito addirittura un ramo di ricerca, denominato Imperial Tech Foresight.

Prendendo spunto, perlomeno graficamente, dalla tavola periodica, gli accademici dell’ITF hanno voluto mostrare le 100 innovazioni tecnologiche più promettenti classificandone il potenziale e la fattibilità in relazione al tempo. Ne scaturisce una tavola, denominata “The Table of Disruptive Technologies”, che contempla le invenzioni più disparate, dalle più innocue e quotidiane alle più stupefacenti e, a tratti, spaventose.

The Table of Disruptive Technologies

Ogni “elemento” della tavola è colorato in base alla probabilità che si realizzi: per fare un esempio le criptovalute, denominate “Cr”, sono ormai realtà e quindi contrassegnate in verde, mentre la produzione di biocombustibile a partire dalle alghe (“Bf”) è contrassegnato in giallo, a indicare che sarà realtà entro 10 o 20 anni. I numeri rimandano a una serie di esempi riportati sul lato destro della tabella, mentre le sigle segnalano la suddivisione in cinque aree tematiche.

Segnate in rosso invece le tecnologie distanti nel futuro più di un ventennio, come i robot bellici (“Br”) e la colonizzazione di pianeti (“Pc”), e in grigio le cosiddette “ghost technologies”, definite altamente improbabili. Ai limiti del fantascientifico, e per questo in grado di far volare l’immaginazione, le proposte inserite in quest’ultima categoria, dalla possibilità di clonazione umana (“Hc”) agli ascensori spaziali (“Sp”), passando per la telepatia (“Te”). Al limite estremo della tavola troneggia, misteriosa, una sigla “Qt”, su cui viene mantenuto il riserbo assoluto.

Per dare un’occhiata ravvicinata alla tabella, e fantasticare sul futuro più o meno prossimo, è possibile accedere alla versione in pdf cliccando sulla voce “fonte” al termine di questo articolo.


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