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La pirateria musicale resta diffusa, la pratica il 38% degli ascoltatori

By 12 ottobre 2018 No Comments


Nonostante la presenza di piattaforme per lo streaming legale come Spotify (che recentemente ha avviato degli accertamenti sugli utenti del piano famiglia), Apple Music e Tidal, la pirateria musicale è ancora un fenomeno molto diffuso: è quanto afferma un rapporto della International Federation of the Phonographic Industry (IFPI), che nei mesi di aprile e maggio ha condotto una ricerca dedicata alle abitudini degli ascoltatori di età compresa tra i 16 e i 64 anni.

In particolare, il 38% delle persone che ascoltano musica su internet ricorre a metodi illegali per farlo, almeno per quanto riguarda il campione di ascoltatori preso in esame, appartenenti ai diciotto paesi del mondo più rilevanti per quanto concerne il mercato musicale (tra cui Regno Unito, Italia, Francia, Stati Uniti, Brasile e Sudafrica). Di questi, la maggioranza (32%) utilizza lo stream ripping, ovvero un software che permette di registrare l’audio di video presenti su YouTube e altre piattaforme per poi scaricarlo e ascoltarlo sui propri dispositivi.


Un altro 23% ricorre invece al peer-to-peer, metodo che fece la fortuna di Napster fino alla sua chiusura nel 2001; al terzo posto, con il 17%, c’è la fetta di ascoltatori che cerca i file desiderati sui motori di ricerca. La motivazione principale sarebbe, secondo quanto rilevato dagli autori del report, “poter ascoltare le canzoni offline senza dover pagare i servizi premium”.

In conclusione, come dichiarato da David Price, uno degli autori del rapporto, al Guardian:

“Il tema della pirateria musicale è scomparso dal mirino dei mezzi di informazione negli ultimi anni, ma certamente non se n’è andato. Alle persone piace ancora avere le cose gratis, così non ci sorprende che siano ancora in molti a procurarsi musica illegalmente, dato che – anche se per noi è dura ammetterlo – è relativamente facile fare della pirateria musicale. Spotify e affini tuttavia non possono fare molto, perché sono già molto user friendly; le grandi piattaforme di video come YouTube invece potrebbero apportare delle migliorie sul fronte della sicurezza, a cominciare da una criptazione più efficace”.


Price ha anche evidenziato l’importanza di cambiare le leggi in modo da enfatizzare l’illegalità dei siti di stream-ripping; lavorando insieme alle etichette discografiche, la IFPI nel 2017 ha contribuito a far chiudere uno dei principali siti di questo tipo, YouTube-MP3. Le cose potrebbero cambiare anche in seguito all’approvazione della direttiva europea sul Copyright, il cui articolo 13 rende le piattaforme di social media responsabili per la prevenzione del caricamento di materiale protetto da licenza da parte degli utenti.


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