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Apple elimina da iTunes il podcast cospirazionista di Infowars

By 7 agosto 2018 No Comments

Apple, e a seguire anche Facebook e Spotify, hanno rimosso molti contenuti del celebre sito americano “Infowars”, noto per spacciare fake news, teorie cospirazioniste e non solo.

Quando un contenuto viene eliminato od oscurato da qualche piattaforma ci si chiede sempre, immancabilmente, quale sia il confine tra controllo e libertà di parola o di espressione. Questo tema, peraltro attualissimo, riguarda in particolar modo il campo delle fake news e delle teorie cospirazioniste.

Questo, ma non solo questo, ospita InfoWars, un noto sito americano curato dall’altrettanto noto (e discusso) Alex Jones.
Jones è un americano del sud, cura il suo sito che cavalca l’ala più estrema del conservatorismo americano: libertà delle armi, “Trumpismo”, lotta all’immigrazione ma anche diffusione massiva di fake news, teorie del complotto varie (in stile 11 settembre), ecc..

Ultimamente, però, tra segnalazioni e attività controverse non è passato inosservato anche ai colossi hi tech americani che gestiscono od ospitano gran parte delle piattaforme di “contenuti”.

E se YouTube già si era mossa eliminando alcuni video ed infliggendo uno “strike” ad Alex Jones, Apple è stata decisamente più perentoria e drastica e ha rimosso l’intera libreria di cinque podcast (su sei) di Infowars dalle sue app iTunes e Podcast.

A seguire, anche Spotify e Facebook hanno agito, rimuovendo i contenuti creati da Jones. Spotify ha rimosso completamente il podcast dalla propria piattaforma mentre Facebook ha chiuso tutte le pagine di InfoWars e ha sospeso per 30 giorni Jones per violazione delle condizioni.

La decisione di Apple di rimuovere tutti gli episodi del popolare show di Jones da iTunes, invece di eliminare episodi specifici, è una delle più grandi azioni di contrasto accadute nel settore.In una dichiarazione resa domenica sera a BuzzFeed News, Apple ha confermato, tramite un portavoce della società, l’eliminazione precisandone le motivazioni:

In un lungo comunicato stampa, un portavoce di Facebook, invece, ha detto che le pagine sono state eliminate perché  “inneggiavano alla violenza, che viola la nostra politica di contrasto alla violenza stessa e per linguaggio disumanizzante su persone transgender, musulmani e immigrati, che viola le nostre politiche di incitamento all’odio”.

Anche un portavoce di Spotify ha confermato che la società ha rimosso tutti gli episodi di “The Alex Jones Show”, dopo averne eliminati alcuni la scorsa settimana. Anche le linee guida di Spotify, infatti, proibiscono qualunque cosa che “promuova o inciti espressamente all’odio o alla violenza contro individui o dei gruppi”.

Va, inoltre, sottolineato un aspetto importante: sebbene sia un conclamato diffusore di fake news, nessuna società ha annoverato questo come condotta scatenante ai fini della rimozione dei contenuti.
A solo titolo di esempio, Alex Jones ha affermato (ed è stato querelato) che la nota sparatoria nella scuola di Sandy Hook, che causò la morte di 26 tra bambini  adulti nella scuola elementare del Connecticut, fu un falso, un tentativo dell’ala democratica per introdurre il controllo delle armi.

Ci si chiede da sempre se esista un limite alla libertà di parola ed il tema è sempre stato discusso. Difficile dare una risposta a questa domanda ma se esiste, da qualche parte, probabilmente è da ricercare nel buon senso e nel rispetto dalla vita, delle altrui libertà e della memoria delle persone.

 


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